Chihayafuru

Titolo originale: Chihayafuru
Titolo inglese: Chihayafuru
Nazionalità: Giapponese
Genere: Scolastico, Sport
Anno: 2011, 2013
Episodi: 25+25
Disponibilità italiana: Amatoriale

Trama: Chihaya viene chiamata “la bellezza in vano”, perchè pur essendo bellissima non è fine, ma al contrario è un maschiaccio. La ragazza tenta di di creare un club di Hyakunin Isshu (carte tradizionali) nella sua scuola superiore. Ma ecco che veniamo catapultati in un flash back anni addietro, quando Chihayaha sognava di veder diventare la sorella una modella; ma un giorno Arata, appena trasferitosi nella sua scuola, le disse che stava sbagliando ad incentrare le sue aspettative sugli altri, e piuttosto doveva coltivare un sogno tutto suo. Arata era un giocatore esperto di Hyakunin Isshu e giocava in un modo che Chihaya non aveva mai visto prima. Dopo aver preso il posto dell’amico in una partita, la protagonista se ne scopre appassionata e vuole diventare la migliore… (a cura di Animeclick.it)

Recensione: Quando ti avvicini ad un titolo sconosciuto, in cui si parla di uno sport – e già inizi ad immaginarti le partite infinite di Tsubasa o Mila che rimane in aria per mezz’ora sfidando la gravità – che non hai mai sentito nominare (Karuta?! Ma che è, un cibo che non conosco?), ci sono alcuni fattori che devono scatenare la tua curiosità. Il mio, per esempio, sono stati i disegni.
Ebbene sì: l’unico motivo per cui ho deciso di dare una chance a questo anime sono stati, appunto, i disegni. Che, secondo me, sono splendidi: dettagliatissimi e belli, luminosi, chiari, splendenti. Un po’ come la protagonista.
D’accordo, dirà qualcuno, i disegni, ma che altro? Una serie si può iniziare a vedere per un simile motivo, ma se la trama è orrenda, i personaggi fanno schifo e la storia non va avanti, i disegni possono anche essere eccelsi, ma il titolo verrebbe abbandonato dopo mezza puntata.
Ebbene, scegliere quale sia stato il secondo motivo (a parte Mamoru Miyano che doppia Mashima… *coff, coff*) è praticamente impossibile. Perché, a parer mio, questo è un titolo perfetto da tutti i punti di vista.
Partiamo dalla trama: Chihaya è una bambina che, per caso, si trova a giocare la sua prima partita di un gioco mai sentito prima, chiamato karuta e ne rimane talmente affascinata che decide di diventare la Queen, la numero uno del Giappone. Detta così, non avrebbe nulla di diverso da tanti anime/manga sportivi. E proprio qui sta il punto: per diventare la numero uno, Chihaya dovrà capire e migliorare se stessa, studiare non solo le regole del gioco, ma anche la magia che si nasconde dietro le poesie vergate sulle carte. E, per farlo, non sarà sola, anzi, è proprio il karuta che le permette di conoscere Taichi e Arata, i suoi due migliori amici, e i ragazzi che poi entreranno a far parte del club che fonderà a scuola; è partecipando ai tornei che incontra tanti avversari, pronti come lei a tutto, pur di vincere; ed è grazie al karuta che ritrova Arata, l’amico che credeva perduto da anni, quello stesso che le trasmise la sua passione.
Chihayafuru è una storia di amicizia, quindi, e di forza di volontà, di perseveranza e di lotta. Ciascun personaggio – tutti, anche quelli che appaiono solo per una partita; anzi, questi più della protagonista – sono descritti in modo meticoloso; ciascuno di loro, durante gli scontri, si racconta e ci porta a tifare per lui, a sperare che tutti, alla fine, anche se è impossibile, possano farcela.
Si ride – perché Chihaya è quella classica ragazza imbranata che piace tanto ai giapponesi -,  si piange – perché la forza e la determinazione di tutti i personaggi non restano solo sullo schermo, ma entrano nel cuore dello spettatore -,  si tifa – in più di una puntata mi sono messa ad urlare per la gioia – e s’impara. E non solo il più classico degli insegnamenti, cioè che nella vita bisogna lottare sempre con perseveranza per migliorarsi e raggiungere i propri obiettivi, ma anche la letteratura. Perché, ricordiamolo, quelle che i personaggi devono recuperare non sono carte come tante altre: sono poesie, scritte più di Mille anni fa, con una storia dietro, un periodo storico, un significato ben preciso.
A ottimi disegni, splendidi personaggi, sport particolare (perché, diciamocela tutta: chi di noi avrebbe mai calcolato di striscio il karuta, se l’autrice non ne avesse tirato fuori un manga?), si aggiungono anche le musiche che ho semplicemente adorato; in particolare, la opening della prima serie che, almeno per quanto mi riguarda, infonde quasi quella grinta tipica di Chihaya e di tutti gli altri personaggi.

Sento già qualcuno provare a chiedere se ci siano possibili storie d’amore: ma come, lei è sorella di una modella, loro sono così fighi, e non succede niente? No, ragazzi, ve lo dico subito: prima che vi imbarchiate in questo titolo pensando di trovarci la classica storia d’amore, sappiate che avete sbagliato strada; certo, non nego che si può fangirlare quanto si vuole e che si capisce lontano un miglio quali “preferenze” ci siano da parte di alcuni personaggi (non è un mistero che Mashima ami Chihaya – peccato che lei non si accorga di nulla, troppo presa dal karuta! – e che per lei abbia compiuto scelte che altrimenti non avrebbe fatto), ma tutto questo viene dopo: non leggendo il manga, non so se qui ci saranno o ci sono già sviluppi di questo genere ma, per quanto mi riguarda (e secondo me riguarda anche l’autrice), essi finiscono in secondo, terzo e anche quarto piano, rispetto a tutto il resto.

Che dire, alla fine? Un titolo che consiglio a tutti, anche a coloro che storcono il naso quando sentono parlare di sport: potrebbe insegnarvi tanto, su argomenti davvero inaspettati!

(Questa recensione è disponibile anche su Animeclick.it)

Voto: 4.5/5