Titolo italiano: Le quattro casalinghe di Tokyo
Titolo originale: Out (アウト)
Autore: Natsuo Kirino
Traduttore: Lydia Origlia
Casa editrice: Neri Pozza
Anno di pubblicazione: 2008
Pagine: 652
Genere: Letteratura giapponese, Noir, Thriller, Introspettivo
ISBN: 9788854503229

Trama: Nel turno di notte di una fabbrica lavorano quattro amiche logorate dalla vita casalinga e coniugale. Il loro sistema nervoso è sottoposto a una continua tensione. La prima a cedere è la più giovane, la graziosa Yayoi, madre e moglie esemplare. Una notte, in un impeto di rabbia, strozza con una cintura il marito, tornato a casa ubriaco dopo aver dilapidato tutti i risparmi con una ragazza cinese abbordata in un bar. Yayoi chiede aiuto a Masako, l’amica più intelligente e coraggiosa, che a sua volta coinvolge Yoshie, una donna angariata da una figlia adolescente capricciosa e da una suocera invalida.

Recensione: Ho trovato molte difficoltà nello scrivere questa recensione e nel dare un voto a questo romanzo, perché, diciamolo subito, non si tratta di una lettura semplice. Con questo non voglio dire che non scorra, anzi: le pagine filano via che è una bellezza e in pochi tratti ci si ritrova completamente catturati dalle vicende di Masako-san e delle altre tre compagne protagoniste di questo romanzo.
No, la difficoltà di questa lettura sta proprio nello sviluppo quasi grottesco della storia e dell’evoluzione (o involuzione?) dei personaggi che compaiono sulla scena.
Dopo essere stati abituati al tocco delicato di Banana Yoshimoto e alle vicende tra il sogno e la realtà, tipiche dei romanzi di Murakami, ecco che Natsuo Kirino ci presenta un Giappone completamente diverso. È il Giappone ancora patriarcale e sessista che, nonostante le tante migliorie legislative, risente ancora di quella mentalità retrograda, dura a morire; è un posto dove le donne, soprattutto le casalinghe e madri di famiglia, non possono più pensare di costruirsi una carriera, ma devono cercare di barcamenarsi come possono, tra marito, figli e un lavoro brutto e pesante, che, però, almeno le consente di poter contribuire ai bisogni finanziari della propria famiglia.
Le quattro donne protagoniste di questo romanzo, all’inizio, hanno in comune tra loro solo il luogo in cui lavorano e, appunto, il loro essere casalinghe, perché, per il resto, sono diversissime: Masako – la vera e propria protagonista, tra le quattro – è una donna forte e risoluta che, nonostante un marito assente dal punto di vista affettivo e un figlio adolescente che non le parla più, cerca di non farsi piegare dalla vita; Yayoi, invece, la più dolce e remissiva, è legata a un marito che si è innamorato di un’accompagnatrice e scialacqua tutti i soldi per giocare a baccarat; Yoshie, chiamata da tutti la maestra, è una vedova che deve occuparsi non solo della figlia adolescente che se ne frega degli sforzi materni, ma anche di una suocera che non può più muoversi; infine, c’è Kuniko, egoista e invidiosa, abbandonata dal compagno che le ha portato via tutti i risparmi.
Un giorno, però, Yayoi, spinta dalla rabbia, uccide il marito e chiede a Masako di aiutarla a sbarazzarsi del cadavere; Masako, a sua volta, chiede aiuto a Yoshie e, per una serie di coincidenze, anche Kuniko finisce per essere coinvolta nel misfatto.
Ciò che adesso lega le quattro donne è qualcosa che va oltre l’amicizia o il fatto di essere colleghe; è la consapevolezza di aver ucciso un uomo, di averlo dissezionato pezzo per pezzo e di averlo buttato via, come se fosse spazzatura. Ciascuna delle quattro donne, pur dovendo continuare a vivere la propria vita apparentemente come se nulla fosse successo – a parte la moglie del defunto – adesso deve convivere con qualcosa che nulla c’entra con il pentimento o la colpa, ma che risiede ancora più in fondo all’anima: quella parte oscura che noi tutti abbiamo e che, nel loro caso, è venuta fuori in un modo inaspettato e inquietante.
C’è qualcosa di oscuro, in questo romanzo, qualcosa che ti trascina giù con sé. Per quanto il delitto sia efferato – e, credetemi, la descrizione della maciullazione dell’uomo è ricca di particolari – per quanto, in condizioni normali, una persona guarderebbe sinceramente schifata le quattro casalinghe e le vorrebbe in galera, alla fine si finisce quasi per accettarle e capirle (so che questo pensiero suona inquietante, ma, credetemi, non ho alcuna intenzione di giustificare un simile reato, né di iniziare ad emulare ‘ste tipe); anzi, quando a Masako viene proposto di eliminare cadaveri come lavoro, non ci si stupisce affatto della sua decisione di accettare, anzi la si considera come unica possibile.
La vicenda, quindi, si evolve in un modo inatteso, portando sulla scena nuovi, inquietanti personaggi che renderanno la vicenda più sconvolgente di quanto già non fosse all’inizio e si affonda giù, sempre più
giù, in una palude buia dove la luce del sole quasi non arriva.
Non nego che abbia trovato alcuni punti del romanzo piuttosto noiosi e un po’ ripetitivi, e alcuni personaggi anche piuttosto inutili; eppure, a pensarci ora, forse è proprio quello il motivo per cui, alla fine, il romanzo mi è piaciuto: è come se quelle ripetizioni, quelle apparizioni inconsistenti siano servite a guidarci ancora meglio verso il lato oscuro dei personaggi, quasi come se, prendendoci per mano e spiegandoci di nuovo, con pazienza, con un punto di vista diverso, quel che è successo, riescano a convincerci meglio di quello che sono diventati o hanno intenzione di fare.
Il finale, poi, non si può definire né positivo né negativo, ma suona in qualche modo giusto. tutti i vari personaggi, nel bene o nel male, ricevono quello che meritano, come una sorta di premio o punizione che nulla ha anche fare con la giustizia umana né divina.
Una lettura oscura e inquietante, che può affascinare, ma anche spaventare e schifare; indubbiamente molto particolare, ma che consiglio solo a chi non si impressiona molto facilmente.

Voto: 4.5/5

Amo i libri, la scrittura, gli anime, i manga e le serie British. Bibliotecaria e archivista.